Dagli aerei all'arte

La resina epossidica non è nata per i gioielli né per l'arte. Le sue radici sono nell'industria. Fu sintetizzata per la prima volta negli anni Trenta, con l'obiettivo di creare un materiale molto resistente, inattaccabile dai prodotti chimici e impermeabile per applicazioni tecniche. I primi impieghi furono l'aeronautica, l'elettrotecnica e la costruzione navale. Solo decenni dopo designer, falegnami e infine artisti scoprirono il materiale.

I due protagonisti: resina e indurente

Nel componente A, la resina, ci sono i cosiddetti gruppi epossidici, detti anche gruppi ossiranici. Sono minuscole strutture ad anello, formate da due atomi di carbonio e un atomo di ossigeno. Questo anello è sempre in tensione, come una trappola per topi pronta a scattare. Nei sistemi che induriscono a temperatura ambiente l'indurente (componente B) è formato da ammine. Immaginale come chiavi fatte su misura: solo quando ci sono inizia la reticolazione molecolare. Senza di loro la resina resterebbe liquida.

Cosa succede quando misceli

Quando misceli il componente A e il componente B nel rapporto corretto parte una reazione esotermica, che libera calore. I gruppi epossidici della resina incontrano i gruppi amminici dell'indurente: gli anelli si aprono, le molecole si legano e insieme formano una rete tridimensionale. Così due liquidi diventano una plastica solida chiamata termoindurente. Il processo è permanente: la resina epossidica indurita non si può più fondere né sciogliere, a differenza dei termoplastici.

La resina epossidica non asciuga: indurisce

Durante l'indurimento la resina epossidica attraversa diverse fasi:

  • Fase liquida: puoi colarla e darle forma. I vapori sono al massimo, quindi protezione respiratoria, guanti e una buona ventilazione sono particolarmente importanti.
  • Fase gel: densa come il miele, ma non ancora solida. I vapori sono ancora tanti, quindi non togliere le protezioni.
  • Fase appiccicosa: la superficie è ancora appiccicosa, il materiale continua a reagire e rilascia ancora vapori.
  • Primo indurimento: la resina è già compatta, ma non ancora completamente indurita. Niente levigatura né lucidatura per ora.
  • Indurimento completo: solo adesso il pezzo raggiunge la resistenza e le proprietà finali.

Nei test di laboratorio di DIPON, a seconda della resina epossidica, i campioni raggiungono la durezza Shore finale solo dopo 7-30 giorni. Il consiglio: tieni un pezzo appena colato fuori dal soggiorno e dalla camera da letto per almeno una settimana, anche se sembra già solido.

Domande frequenti

La resina epossidica asciuga?

No. A rigore la resina epossidica non asciuga: indurisce grazie a una reazione chimica tra resina e indurente. Questa reazione libera calore e, a seconda del sistema, può liberare vapori, quindi ti serve protezione anche quando il pezzo sembra soltanto «in asciugatura».

La resina epossidica indurita si può fondere di nuovo?

No. La resina epossidica indurita è un termoindurente. Il processo è permanente: il materiale non si può più fondere né sciogliere, a differenza dei termoplastici.

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